LA COMUNITA' EDUCATIVA (cliccando un link in questo testo la pagina salterà alla relativa sezione")
La comunità educativa é autorizzata all'esercizio dall'USL di Padova con deliberazione n. 259188 del 5
ottobre 2009 ai sensi dell'art. 22 della L.R.22/2002. Accreditamento: GTM ARSS 23/02/2010 (in attesa della trasmissione del certificato definitivo).
È composta da due appartamenti comunicanti dove vivono otto ragazze adolescenti, quattro per appartamento, con difficoltà di carattere familiare. L'età minima per l'inserimento é di 13 anni fino ad massimo di 18 anni.
L'accoglienza avviene dopo la presentazione delle singole situazioni da parte dei diversi servizi socio territoriali, Asl e Tribunale per i Minorenni, con cui si mantiene uno stretto rapporto di collaborazione e di verifica.
Le ragazze sono seguite da operatori diversamente qualificati (ci sono due laureati in psicologia e tre in scienze dell'educazione) che usufruiscono di una formazione permanente e che lavorano in équipe.
Inoltre la comunità si avvale della collaborazione di consulenti esterni con competenze psicologiche, psichiatriche ed educative.
Tra le risorse a nostra disposizione ci avvaliamo della figura dei tirocinanti, in particolare abbiamo collaborato con l'Università di Padova, laurea in scienze della formazione.
Si privilegia uno stile di vita di tipo familiare improntato al sostegno e alla collaborazione nonché alla valorizzazione della vita di gruppo.
L'equipe educativa, per scelta di metodo ed inquadramento teorico, lavora con la famiglia d'origine per un recupero delle risorse genitoriali e per una continuità affettiva tra minore e famiglia.
Gli operatori sono affiancati da una volontaria presente in forma residenziale che condivide totalmente la vita con le ragazze e da altri volontari che seguono le ragazze nello studio.
Per ciascuna delle minori viene elaborato un p.e.i. (progetto educativo individualizzato) dall'equipe educativa in base al progetto quadro dei servizi invianti.
La comunità fa parte del CNCA (coordinamento nazionale comunità d'accoglienza) ed é in collaborazione con altre agenzie educative (centro universitario, azione cattolica, scuole, palestre).
ACCOGLIENZA:
I Fase: il primo contatto avviene telefonicamente con la responsabile educativa che raccoglie la domanda del servizio inviante e fa una prima valutazione sulla possibilità dell'inserimento in base alla caratteristica della richiesta e al numero delle minori già accolte; si chiede una prima relazione per avere gli elementi necessari per valutare la possibilità dell'inserimento.
II Fase: viene concordato un incontro con l'assistente sociale, che illustra la situazione della minore ed esplicita il progetto per l'inserimento.
III Fase: la responsabile presenta la richiesta all'equipe educativa affinché valuti l'inserimento: come la minore potrebbe inserirsi all'interno di uno dei gruppi, le risorse della comunità effettivamente disponibili in quel momento, etc.
IV Fase: fatte queste considerazioni la responsabile inizia i contatti per creare i seguenti presupposti per l'inserimento:
1. conoscenza della minore che visita la comunità insieme all'assistente sociale: in questo primo incontro la minore può vedere la comunità, le viene presentato lo stile di vita e le regole di massima. É un momento molto importante perché la ragazza ha la possibilità di rendersi conto del luogo dove potrebbe vivere, di fare chiarezza sui motivi del suo inserimento in comunità e conseguentemente di dare il proprio assenso anche parziale al progetto;
2. se la minore si dimostra sufficientemente disponibile, in un altro incontro si puntualizza con l'assistente sociale il progetto (obiettivo generale, tempi, accompagnamento terapeutico, contatti con i familiari o altre persone legate alla minore, possibili rientri a casa) e lo si presenta alla ragazza;
3. se sono presenti familiari o altre persone significative si fanno degli incontri anche con loro per definire la loro interazione con la vita della comunità: questo andrà a determinare la rete relazionale della minore rispetto al contesto di origine, rete che si arricchirà con le nuove conoscenze che potrà fare presso la comunità. La famiglia, dove può essere considerata una risorsa, entrerà a far parte del progetto.
Svolti questi incontri si può decidere la data di ingresso.
COLLABORAZIONE E VERIFICA:
Il progetto della minore viene monitorato periodicamente (ogni mese e mezzo/due) da un' equipe che include la partecipazione del servizio inviante (assistente sociale e psicologo, se la minore é accompagnata terapeuticamente dal servizio di base), la responsabile educativa e l'educatrice di riferimento. Se la minore viene seguita nell'aspetto psicologico da un terapeuta esterno (la comunità si avvale della collaborazione di due consulenti esterni, una psicologa e uno psichiatra psicoterapeuta entrambi di formazione sistemica) si richiede anche la sua presenza.
EQUIPE:
é composta dalla responsabile educativa e da cinque educatori (attualmente sono tre educatrici e due educatori): due per appartamento seguono le ragazze della comunità educativa e ciascuno rappresenta per due di queste l'educatore di riferimento, in quanto é presente alle riunioni di equipe con i servizi sociali e cura la stesura del p.e.i.; una delle educatrici é anche impegnata, come referente, nelle attività del CNCA; la quinta educatrice segue gli appartamenti di sgancio per garantire una continuità educativa all'insegna della promozione dell'autonomia della giovane.
L' équipe si incontra settimanalmente per trattare questioni di tipo organizzativo o inerenti ai progetti delle ragazze. La formazione interna dell'équipe si struttura con un incontro di supervisione a cadenza mensile e uno di consulenza sulle situazioni più problematiche ogni due mesi. Entrambi gli incontri sono tenuti da due consulenti esterni.
Il lavoro in équipe é considerato dalla comunità un aspetto molto importante perché attraverso un confronto costante sulle problematiche educative e relazionali é possibile raggiungere e monitorare quell'unità educativa, che senza nulla togliere alla personalizzazione degli interventi, può dare un messaggio di rassicurante contenimento alle ragazze, pur nell'avvicendarsi delle persone nella loro vita quotidiana.
TIROCINANTI:
gli studenti/tirocinanti che sono interessati al tirocinio prendono contatti telefonici con la pedagogista della comunità e dopo un colloquio per capire le motivazioni, i tempi e le modalità di tirocinio, elaborano un progetto da presentare congiuntamente all'ufficio tirocini, alla tutor dell’università e al tutor della comunità. Lo studente che svolgerà il tirocinio sarà accompagnato nella fase di conoscenza dell'ambiente e delle minori per poi gradualmente svolgere quanto previsto dal progetto; verrà verificato mensilmente il percorso fatto: é auspicabile che il tirocinante tenga un diario di bordo per appuntare sensazioni, problemi, domande utili nella verifica in itinere. Sarà preoccupazione del tutor della comunità prevedere che il tirocinante possa partecipare e conoscere i vari momenti della vita comunitaria, pertanto parteciperà ad alcune delle equipe organizzative, gite, momenti informali come compleanni, uscite per spese o di svago.
VITA DI GRUPPO:
Lo stile della comunità si avvicina a quella di una famiglia anche se non sono presenti figure genitoriali. I momenti dei pasti rappresentano l'occasione per fermarsi, fare una pausa per parlare, raccontarsi quanto accaduto nella giornata, a volte discutere o trattare argomenti spinosi. Le ragazze sono impegnate in attività di studio o lavoro e collaborano nella gestione della casa (pulizie, acquisto dei generi alimentari, preparazione dei pasti). Essendo un luogo di vita per molte persone vi sono delle regole di base che tutte sono chiamate a seguire che riguardano l'uso del cellulare, il fumo, gli orari di uscita e rientro, le visite di parenti o amici: questo per consentire uno "stare" nel rispetto di sé e degli altri.
La routine quotidiana a volte viene interrotta nel corso dell'anno da qualche momento più piacevole e divertente (un'uscita di gruppo al cinema, alla sagra paesana, in piscina) o da uscite più lunghe per visitare qualche luogo e condividere con gli educatori altri momenti e spazi. Con questo spirito sono pensate anche le vacanze estive: periodi di pausa per stare insieme, conoscere luoghi nuovi, vivere momenti di "straordinarietà".
Tale concetto di straordinarietà va ampliato: sulla base di alcuni riferimenti teorici (in particolare Bertolini P. Baronia L. "Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento"), come comunità abbiamo scelto di offrire dei momenti "fuori dal normale" in cui le ragazze possono sperimentarsi nelle loro capacità e risorse da spendere durante una vacanza, una gita o durante degli stage pratici che le impegnano durante l'estate. Crediamo infatti che vivere alcuni momenti straordinari, all'interno della routine quotidiana, arricchisca e soprattutto carichi e motivi poi la vita di tutti i giorni.
Crediamo nell'educazione al bello della natura e della cultura; ci piace che le ragazze conoscano il brivido legato al pericolo perché questo le costringe a fare i conti con la realtà di una situazione imprevedibilmente nuova e delle infinite possibilità di divertimento che esistono senza la ricerca dello sballo artificiale (fumo, droghe e alcol, discoteche..). Ecco che nel corso degli anni abbiamo proposto attività in cui l'adrenalina é andata a mille e ha capovolto per un attimo il loro consueto modo di stare e pensare: abbiamo fatto rafting, durante una vacanza in Puglia ci siamo tuffati tutti da una scogliera difficile da raggiungere (situazioni comunque controllate); ci siamo adattati ad ambienti "rustici" e presi cura di uccellini feriti. Sono esperienze di gruppo e come tali possono unire quanto dividere, per poi ancora unire.
Inoltre, sulla base di una richiesta delle ragazze di investire il tempo estivo in attività concrete, vengono proposti degli stage remunerati con i seguenti obiettivi: sperimentare le proprie risorse, mettere in pratica quanto appreso durante l'anno scolastico, sostenere un lavoro con metodo ed impegno, orari e regole, relazione con il cliente.
FAMIGLIA D'ORIGINE:
L'inquadramento teorico della comunità é di tipo sistemico: il minore non é una realtà isolata ma fa parte di un contesto relazionale in cui sono presenti la famiglia d'origine, sia stretta che allargata: gli amici, possibili fidanzati con le loro famiglie, scuola di provenienza, etc. La comunità non ha come obiettivo lo sradicamento della minore ma di essere un tempo e uno spazio per distanziarla da situazioni conflittuali o non tutelanti per cercare di dare nuovi significati alle relazioni con il mondo da cui proviene e che fa parte di lei. L'obiettivo é quello di facilitare un ricongiungimento dove possibile, promovendo tutte le risorse presenti all'interno della famiglia, o almeno consentire rapporti più distesi e che abbiano una giusta collocazione all'interno del progetto di vita della ragazza.
VOLONTARI:
La presenza dei volontari ha sempre accompagnato la vita della comunità o come coppie o come singoli perché sentiti un elemento di arricchimento del contesto relazionale sia per le ragazze che per gli operatori.
Il loro “essere volontari” si esprime in vario modo: attraverso una presenza residenziale di ragazze che hanno espresso la loro disponibilità a condividere la vita della comunità per un periodo di almeno due anni; con una presenza meno totalizzante ma ugualmente continuativa nel tempo, venendo in comunità una o due volte alla settimana per aiutare le ragazze a fare i compiti, accompagnarle nelle loro uscite pomeridiane, condividere momento di svago; con il loro essere coppia aperta ad accogliere una ragazza a casa per partecipare con lei momenti di vita familiare senza porsi come famiglia sostitutiva ma come degli "zii".
PEI:
Il progetto educativo individualizzato viene elaborato dalle educatrici dell'appartamento con la responsabile,dopo un periodo di osservazione della minore, in base al progetto di inserimento del servizio inviante e prevede un obiettivo generale, pochi e concreti obiettivi specifici, delle strategie educative e dei momenti di verifica. Il progetto viene presentato alla ragazza invitandola a fare domande o correzioni, se non condividesse qualche obiettivo o strategia, per consentirle di pensare a quali azioni può compiere lei per raggiungere un obiettivo. Dopo un breve periodo di riflessione (in genere una settimana) si rivede con lei il progetto per fare le eventuali modifiche e decidere il tempo per le successive verifiche. Poiché le ragazze inserite sono ragazze adolescenti é importante condividere con loro il progetto perché lo possano cogliere come uno strumento per la loro crescita e non qualcosa di calato dall'alto e lontano da quanto stanno vivendo in quel momento.
In base alla situazione specifica si condivide tale progetto anche con la famiglia in quanto alcuni obiettivi possono avere una valenza trasversale ai contesti di vita della minore.
CNCA:
come comunità abbiamo accettato nel settembre del 2003 di diventare gruppo aderente del cnca (dopo circa due anni come gruppo osservatore): coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza, nato nel 1982, ha stipulato un documento programmatico in cui compaiono 10 principi fondamentali che sono la base a cui ogni realtà aderente deve riconoscersi, tra questi: l'impegno é rivolto alle varie forme di marginalità e disagio: é importante accogliere la storia e la vita della persona e non il suo problema; il territorio con le sue risorse é un punto di riferimento obbligatorio; il valore del pluralismo é fondamentale nel rispetto di ideali, motivazioni e fedi diverse; oltre ad affermare il valore della laicità é importante tenere presente competenze ed esperienze differenti per una crescita globale.
Riteniamo importante come comunità aderire al coordinamento per poter vivere un confronto, un dialogo e una formazione con altre realtà che si occupano di disagio sociale.
Da dicembre 2006 la nostra presenza all'interno del cnca é diventata più assidua dopo l'elezione del nuovo esecutivo, di cui fa parte una delle nostre educatrici.
Per maggiori informazioni si consulti il sito: www.veneto.cnca.it